PROGETTO EDUCATIVO 2002
COMUNITA' CAPI DEL GRUPPO
VENEZIA4

 

INTRODUZIONE

Questo Progetto Educativo (P.E.) nasce dall’analisi dell’ambiente nel quale ci troviamo ad operare, dall’attenzione alle esigenze dei ragazzi e dallo studio delle risorse interne al gruppo. La Comunità Capi del Venezia 4 ha lavorato alla stesura di questo P.E. nell’anno 2001-2002 e si propone di seguirne la linea educativa tracciata per i prossimi tre anni (2002-2003, 2003-2004 e 2004-2005). Ci impegniamo a verificare il P.E. alla fine di ogni anno scout.    

 

- ANALISI D’AMBIENTE -

 

  Analisi della situazione del gruppo

Il gruppo conta 90 iscritti (75 ragazzi + 15 capi) con un rapporto abbastanza equilibrato tra maschi e femmine.

Le unità sono 3: un Branco misto, un Reparto misto, la branca R/S con Noviziato e Clan entrambi misti.

La Co.Ca. è composta da 15 elementi, di cui 5 femmine e 10 maschi. Presenta una buona solidità nelle scelte e nel servizio, benché sia molto giovane.

Fa parte della Co.Ca un assistente, il nuovo parroco di S.Apostoli, con il quale stiamo avviando una buona collaborazione.

   

 

BRANCO

REPARTO

NOVIZIATO

CLAN

CO.CA.

Maschi

15

8

3

2

10

Femmine

15

17

7

8

5

Totale

30

25

10

10

15

 

  Analisi della realtà territoriale

Il gruppo copre l’intero sestiere di Cannaregio con ragazzi provenienti anche da altri sestieri. Di conseguenze le zone e le parrocchie da cui giungono i nostri ragazzi sono molte e non sempre vicine. Ciò comporta dei problemi nel creare un’identità parrocchiale, a cui si aggiungono le difficoltà che implica il nostro essere un gruppo biparrocchiale, con la Tana dei lupetti a San Felice e la Sede del Reparto e del Noviziato e Clan a Santi Apostoli.

Le occasioni di confronto e collaborazione con la parrocchia sono rare, così come quelle con i vari enti ed istituzioni presenti nel territorio.

  Analisi della realtà sociale

Notiamo che i ragazzi seguono un numero elevato di attività extra-scolastiche, soprattutto sportive, che spesso vengono proposte loro dai genitori. A nostro avviso sostengono ritmi eccessivi che rendono il loro impegno scout a volte discontinuo.

Il tempo dedicato alla scuola è in aumento, non capiamo se per un maggior carico di studio o se per una difficoltà di apprendimento.

E’ evidente nel loro comportamento e nelle loro relazioni sociali la mancanza di iniziative sia personali che di gruppo, che non permette loro lo sviluppo di personalità individuali; di conseguenza vivono rapporti con i coetanei di tipo paritario, senza un leader, cercando in una figura adulta un punto di riferimento.

La troppa libertà della quale godono soprattutto in famiglia, e la facilità nel ricevere ciò che desiderano, non li stimola ad assumersi quelle piccole responsabilità che li renderebbero autonomi e propositivi. Se motivati, però, e seguiti con fiducia si impegnano molto in quello in cui credono.  

  Analisi della realtà economica

Le famiglie di appartenenza vivono una situazione economica generalmente buona; non mancano però casi di difficoltà economiche dovute più a casi di famiglie numerose (con parecchi iscritti al gruppo) che a difficoltà economiche vere e proprie.

I ragazzi ricevono facilmente discrete somme di denaro che riteniamo non siano in grado di gestire. Tale situazione non li aiuta a capire il valore dell’essenzialità, proposto dai Capi come valore importante dello scoutismo, e a dare il giusto valore alle cose.  

  Analisi della realtà famigliare

La condizione delle famiglie è generalmente buona. Dal punto di vista lavorativo abbiamo i genitori svolgono svariati tipi di professioni ed anche molte mamme lavorano.

Tranne alcuni casi, le coppie di genitori sono unite e trasmettono ai loro figli un buon modello famigliare.

Nelle prime due branche notiamo, talvolta, un’eccessiva dipendenza dai genitori i quali si sostituiscono ai figli per risolvere i problemi. Nella branca R/S, invece, i ragazzi cercano l’indipendenza e tendono a tagliare fuori la famiglia dal loro vissuto, compreso quello scout.  

  Analisi della realtà personale

I nostri ragazzi sono vivaci e socievoli: credono nel valore dell’amicizia che, soprattutto in età E/G si fonda sul senso della “comitiva”, anche se alcuni ragazzi/e vanno oltre e costruiscono rapporti più personali e consapevoli. La maggior parte dei componenti del clan forma un gruppo di amici abbastanza unito e stabili.

Notiamo mancanza di progettualità e carenze nella capacità organizzativa e nell’assunzione di responsabilità così come nella previsione delle conseguenze delle proprie azioni. Difficilmente i ragazzi lavorano seguendo un programma.

Lo stile scout non sempre è ben interiorizzato, anche se notiamo che il problema riguarda maggiormente i ragazzi della branca R/S: nelle prime due branche c’è una maggiore aderenza allo stile.  

     Analisi della realtà di fede

Non tutte le famiglie dei nostri ragazzi sono cattoliche o cattoliche praticanti. Tutte però accettano il cammino di fede che proponiamo ai ragazzi. Per quanto riguarda i ragazzi il primo problema è la mancanza di un legame concreto tra il gruppo e l’identità parrocchiale: questo è motivo, in molti casi, di distanza inevitabile tra il cammino di fede del ragazzo svolto nella sua parrocchia e quello proposto dalla branca. Alcuni ragazzi non hanno una scelta cattolica, ci sono ragazzi di altre religioni e altri disinteressati. In entrambi i casi l’accoglienza nel gruppo avviene dopo aver preso comunque coscienza della nostra scelta associativa e nell’accettare che venga proposta ai ragazzi.  

  Analisi della realtà dei Capi

La maggior parte dei Capi vive ancora in famiglia.

La metà ha un ‘ attività lavorativa fissa, mentre il resto è ancora studente.

I Capi maschi non hanno obbligo di servizio militare e questo dà buone possibilità di un servizio continuativo.

I rapporti all’ interno della Co.Ca sono buoni. Ci sono 3 fasce generazionali che coesistono e condividono il lavoro in modo sereno e costruttivo, apportando ognuna la propria esperienza. Chiaramente all’interno di queste tre fasce alcuni rapporti sono più sviluppati, facilitando così le relazioni interpersonali.

I Capi stanno cercando di migliorare i rapporti con i genitori. In certi casi questi sforzi hanno dato un buon risultato, in altri nessuno. Si dovrà insistere su questa strada ed eventualmente cercarne di alternative.

C’è una maggiore consapevolezza sulla corresponsabilità nell’azione educativa della Co.Ca, ma dovrebbero esserci più rapporti interbranca, sia tra capi delle varie unità sia tra i ragazzi.

C’è inoltre una maggiore consapevolezza dei rapporti che devono esserci con la zona e dai Capi, benché permangano delle perplessità su alcuni eventi proposti, c’è una sforzo per farsi parte attiva di questo organismo.

Ultimamente nei Capi è cresciuta la consapevolezza dell’importanza dell’iter  formativo, che si impegnano a seguire con costanza.

La maggior parte dei capi ha un cammino di fede personale che li vede coinvolti come elementi attivi all’interno delle parrocchie, altri vivono la loro realtà di fede con maggior incertezza. Il cammino di fede come Capi sarebbe sicuramente facilitato se fosse  più presente un Assistente Ecclesiastico. Alcuni Capi vivono l’esperienza Neocatecumenale, che se da un lato potrebbe arricchirci da un altro, a volte, condiziona l’organizzazione di certe nostre attività.  

  Analisi della realtà immobiliare

La sede dei Santi Apostoli è interessata da un profondo e radicale restauro atto a migliorare le condizioni generali e a mettere a norma i vari impianti. I lavori procedono a rilento ed il cantiere, sempre aperto, a volte condiziona lo svolgimento delle nostre attività. Il parroco ci ha chiesto di collaborare in qualche modo alle spese perciò dovremmo cercare qualche mezzo di autofinanziamento per poter dare un po’ di soldi alla parrocchia. Le bollette per l’energia elettrica, in media 400,00 euro annue, sono a nostro carico.

La situazione della Tana a San Felice è decisamente migliore anche se i servizi igienici sono piccoli, privi di riscaldamento ed esterni alla sede. Non si prevedono investimenti da parte del Gruppo poiché il Parroco si fa carico della manutenzione. Nessuna bolletta è a nostro carico.  

- AREE DI IMPEGNO EDUCATIVO -

  La Comunità Capi del gruppo Venezia 4 ritiene di doversi impegnare maggiormente su questi 3 punti:

  Autonomia

Intendiamo per autonomia non solo quella vissuta all’interno dell’Associazione ma anche all’esterno in particolare riferimento a quella realtà costituita soprattutto dalla famiglia.

Obbiettivo finale del nostro lavoro sarà quello di aiutare la formazione di persone in grado di affrontare la realtà in modo consapevole.

Per raggiungere questo obbiettivo ci impegniamo ad insistere su questi punti:

  1. 1.     In ambito scout:

Stile, scouting, conoscenza e rispetto di sé e degli altri, manualità, conoscenza delle tecniche

  1. 2.     All’esterno dell’Associazione:

organizzazione del proprio tempo, priorità e rispetto degli impegni  

  Fede e Testimonianza

Obiettivo del nostro lavoro è quello di aiutare la formazione di persone in grado di crescere nella fede e di diventare dei buoni testimoni di Gesù.

Il cammino di fede che intendiamo proporre deve tenere conto del fatto che anche la comunità capi, in quest’ambito è in un atteggiamento di continua ricerca e crescita. Riteniamo inoltre che ciò che faremo nelle unità sarà tanto più ricco quanto più sarà coerente con la nostra realtà. Vogliamo restituire valore alla preghiera che siamo convinti non debba essere un’attività sterile e ripetitiva, ma vada affrontata in modo che i ragazzi la vivano da veri protagonisti, per imparare a sentirla come un fatto importante e concreto.  

  Il Significato dei Valori

Stando a stretto contatto con i ragazzi abbiamo scoperto quanto certi valori, ritenuti da noi e dall’AGESCI importanti alla formazione dell’individuo, stiano svanendo. Da questa perdita di valori i ragazzi sono portati a non gustare a pieno le attività proposte nelle varie branche, ed a non apprezzare il fondamentale momento di vita comunitaria con i loro coetanei. Siamo inoltre dell’opinione che quest’atteggiamento si rifletta anche nella loro vita d’ogni giorno, al di fuori dell’esperienza scout, a discapito della buona convivenza sociale dei ragazzi.

 Ci rendiamo conto che i valori da riscoprire sono molti, quindi riteniamo utile focalizzare l’attenzione solo sulla riscoperta di tre valori che ci sembrano più lontani dalla sensibilità dei ragazzi e sui quali possiamo lavorare concretamente e di conseguenza possiamo facilmente verificare.

Chiamiamo il primo valore “senso civico” intendendo con esso quelle norme di regole sociali atte alla formazione di “un buon cittadino”. C’impegniamo a far capire ai nostri ragazzi quanto sia importante saper convivere e collaborare con le persone che ci vivono intorno, rispettandone i diritti e facendogli capire che quei diritti sono anche i loro. Al rispetto per le persone associamo quello per la città dal punto di vista ambientale e culturale.

 Chiamiamo il secondo valore “costo delle cose” per ricordare così quanto lavoro, impegno e fatica bisogna impiegare per arrivare ad un obiettivo come può essere la costruzione di qualcosa, il guadagno di denaro, l’organizzazione di un evento e molte altre cose che troppe volte sono date per scontate e dovute. È importante riscoprire la felicità d’avere qualcosa che magari altri non hanno ed essere coscienti che qualcuno ci ha messo del suo per crearla o averla e non può essere disprezzata o distrutta per superficialità.

 Il terzo valore è la “coscienza ambientale”. Abitando in città, infatti, rischiamo di perdere il vitale contatto con la natura. Noi però vogliamo sfruttare il vantaggio di abitare a Venezia, città che vive in delicato equilibrio con l’ambiente lagunare. Ci impegniamo  quindi a formare nei ragazzi una maggiore coscienza ambientale facendoli sentire parte della città e mettendoli di fronte ai problemi della città  che sono stati causati dalla mancanza di attenzione al suo territorio.   

 Venezia, 2 giugno 2002

(prima verifica novembre 2003)

 Firme dei Capi

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